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Anche ai fini del giudizio sulla riduzione della capacità di lavoro richiesta per l'attribuzione dell'assegno ordinario di invalidità previsto dalla L. 12 giugno 1984, n. 222, art. 1, assume rilievo il carattere usurante dell'impegno in attività confacenti alle attitudini dell'interessato. Per la relativa determinazione, il giudice deve considerare che per lavoro usurante si intende quello che accelera ed accentua il logoramento dell'organismo (che si verifica in un tempo più breve ed in misura superiore rispetto alla norma), in quanto sproporzionato rispetto alla residua efficienza fisiopsichica di cui l'assicurato (afflitto da un complesso morboso invalidante) ancora dispone al momento della presentazione della domanda amministrativa - cui va riferito l'accertamento dei presupposti medico-legali del diritto alla pensione di inabilità e all'assegno ordinario di invalidità - non potendo identificarsi l'usura derivante dallo svolgimento del suddetto tipo di lavoro con quella "normale" (dipendente cioè non dalla protrazione dell'attività lavorativa, bensì dalla naturale evoluzione in senso peggiorativo delle infermità), trattandosi di un lavoro idoneo - secondo un criterio di fondata previsione - a determinare, nel suo perdurare, un grave pregiudizio per la residua efficienza fisica dell'interessata e come tale da ritenere invalidante ai fini del diritto all'assegno in oggetto">Pensione d'inabilità - concetto di lavoro usurante - idoneità della CTU a definirlo - fattispecie

Corte di Cassazione Lavoro - Sentenza 1186 del 22.01.2016 - Previdenza
Corte di Cassazione VI Lavoro - Ordinanza del 04.01.2016 - Previdenza
Tribunale Catania Lavoro - Sentenza 5311 del 11.12.2015 - Previdenza
Corte di Cassazione Lavoro - Sentenza 23619 del 18.11.2015 - Previdenza

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