Risarcimento del danno

Attività pericolosa - fuochi d'artificio - presunzione di colpa - concorso di colpa - oneri probatori

In caso di esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa, a carico del danneggiante, sancita dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico tra l'esercizio dell'attività medesima e l'evento dannoso; che la prova di siffatto nesso incombe al danneggiato, mentre resta a carico del danneggiante quella di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 3
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PREDEN Roberto - Presidente -
Dott. AMENDOLA Adelaide - rel. Consigliere -
Dott. GIACALONE Giovanni - Consigliere -
Dott. DE STEFANO Franco - Consigliere -
Dott. BARRECA Giuseppina Luciana - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
ordinanza
sul ricorso proposto da:
DITTA S.G. - ricorrente -
contro
P.L., quale erede testamentario della signora C. G.,
- controricorrente -
e contro
GENERALI ASSICURAZIONI SPA, COMITATO FESTA PATRONALE MARIA SANTISSIMA del SOCCORSO;
- intimati -
avverso la sentenza n. 119/2009 del Tribunale di Foggia, Sezione Distaccata di San Severo del 30/05/09, depositata il 17/11/2009;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 12/01/2012 dal Consigliere Relatore Dott. Adelaide Amendola;
udito l'Avvocato Di D. A. difensore della ricorrente che si riporta agli scritti e deposita n. 1 cartolina A/R;
udito l'Avvocato S. J., difensore del controricorrente che si riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. Rosario Giovanni Russo che nulla osserva.

Motivazione

E' stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti.
"1. G. C. convenne in giudizio innanzi al Giudice di Pace di San Severo la Ditta S.G., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni conseguenti all'incendio di un albero di olivo secolare di sua proprietà. Dedusse che il sinistro era stato provocato dall'esplosione di fuochi pirotecnici, da parte della convenuta, in occasione della festa patronale del paese.
La convenuta Ditta S. contestò l'avversa pretesa. Chiese, ed ottenne, di chiamare in causa il Comitato della Festa Maria Santissima del Soccorso nonchè Generali Assicurazioni s.p.a. i quali, costituitisi in giudizio, eccepirono, rispettivamente, il proprio difetto di legittimazione passiva e la inoperatività, nella fattispecie, della garanzia assicurativa. Con sentenza del 14 agosto 2006 il giudice adito rigettò la domanda.
Proposto dalla soccombente gravame, il Tribunale di Foggia, in data 17 novembre 2009, in riforma della decisione impugnata, ha condannato la Ditta S.G. al pagamento, in favore dell'attrice, della somma di Euro 1.730,13, oltre interessi e spese.
2. La Ditta S.G. ha proposto ricorso per cassazione, formulando due motivi e notificando l'atto a G.G., al Comitato per la Festa Patronale, e a Generali Assicurazioni s.p.a.
Solo la prima ha notificato controricorso, mentre gli altri intimati non hanno svolto alcuna attività difensiva.
3. Il ricorso è soggetto, in ragione della data della sentenza impugnata, successiva al 4 luglio 2009, alla disciplina dettata dall'art. 360 bis, inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. a). Esso può pertanto essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., per esservi accolto.
4 Con il primo motivo di ricorso l'impugnante lamenta vizi motivazionali in relazione alla ritenuta sussistenza dei presupposti per l'operatività della presunzione di responsabilità di cui all'art. 2050 c.c., e, segnatamente, alla ritenuta sussistenza del nesso eziologico tra l'esercizio dell'attività pericolosa e l'evento dannoso.
Con il secondo mezzo denuncia violazione degli artt. 2050 e 2055 c.c., e, in particolare, degli oneri probatori imposti da tali norme.
5 Le censure sono fondate.
Quel che il giudice di merito ha acclarato è la dipendenza causale dell'incendio dalla esplosione di fuochi pirotecnici, avvenuta in occasione della festa patronale, non già la dipendenza causale dell'incendio dalla specifica attività della Ditta S. Valga a riguardo considerare che il giudice d'appello, precisato che altri esperti si erano avvicendati nella esecuzione dei fuochi, come da programma, ha esplicitato che sussisteva un dubbio aggettivo e reale in ordine alla individuazione del responsabile del sinistro nella Ditta convenuta. E in tale contesto, non essendo configurabile, neppure approssimativamente, la responsabilità in capo all'uno o all'altro dei soggetti, ovvero la misura delle singole responsabilità, ha ritenuto applicabile il ricorso alla presunzione di uguaglianza delle colpe di cui all'art. 2055 c.c., arrivando, per questa via, ad affermare che legittimamente parte attrice aveva chiesto l'intero risarcimento ad uno solo dei condebitori in solido.
6. L'errore in cui è incorso il giudice di merito è di avere ignorato che l'art. 2055 c.c., presuppone la prova che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, nel senso che esista un rapporto di causalità tra tutte e ciascuna delle condotte commissive o omissive degli stessi e l'evento lesivo, mentre la norma non opera laddove, certo che responsabile del sinistro è uno solo tra più soggetti, non si riesca tuttavia a individuare chi, in concreto, abbia posto in essere il comportamento produttivo del danno.
E allora, pacifico che, in caso di esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa, a carico del danneggiante, sancita dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico tra l'esercizio dell'attività medesima e l'evento dannoso; che la prova di siffatto nesso incombe al danneggiato, mentre resta a carico del danneggiante quella di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il pregiudizio (confr. Cass. civ. 15 luglio 2008, n. 19449; Cass. civ. 9 marzo 2006, n. 5080), non poteva il decidente considerare assolti gli oneri probatori posti a carico dell'attrice in responsabilità, a fronte della conclamata impossibilità di stabilire a chi, tra le varie ditte che si erano esibite, fosse in concreto imputabile l'incendio".

Ti collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione, che non sono in alcun modo infirmate dalle deduzioni svolte nella memoria di parte resistente. Ne deriva che, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Foggia in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Foggia, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 gennaio 2012.
Depositato in Cancelleria il 5 marzo 2012



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