Il parere reso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati sulla conformità ai parametri della parcella del professionista, non è vincolante per il giudice in sede di giudizio di opposizione.

E' quanto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, sezione seconda civile, con sentenza n.10277/14 depositata in data 12 maggio, che ha ribadito il principio secondo cui "In tema di prestazioni professionali, la parcella corredata dal parere del consiglio dell'ordine, sulla base della quale il professionista abbia ottenuto il decreto ingiuntivo contro il cliente, se è vincolante per il giudice nella fase monitoria, non lo è nel giudizio dio opposizione, poiché il parere attesta la conformità della parcella stessa alla tariffa legalmente approvata ma non prova, in caso di contestazione del debitore, la effettiva esecuzione delle prestazioni in essa indicate, ne è vincolante per il giudice della cognizione in ordine alla liquidazione degli onorari. Ne consegue che la presunzione di veridicità da cui è assistita la parcella riconosciuta conforme alla tariffa non esclude né inverte l'onere probatorio che incombe sul professionista creditore - ed attore in senso sostanziale - sia quanto alle prestazioni effettivamente eseguite che quanto alla misura degli importi richiesti" (Cass. Sez. 2, n.5321 del 4/04/2003).

Inoltre, dato che la parcella contestata riguardava attività prestata per opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, la Corte ribadisce il principio più volte espresso secondo cui "ai fini della liquidazione dei diritti e degli onorari spettanti al difensore in sede di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, il valore della causa, da determinarsi sulla base della domanda ex art. 10 c.p.c., non va desunto dall'entità del passivo, non essendo applicabile in via analogica l'art. 17 c.p.c. riguardante esclusivamente i giudizi di opposizione ad esecuzione forzata, ma deve considerarsi indeterminabile, atteso che la pronuncia richiesta è di revoca del fallimento e l'oggetto del giudizio, relativo all'accertamento dell'insolvenza, si fonda sulla comparizione tra i debiti dell'imprenditore e i mezzi finanziari a sua disposizione senza investire la delimitazione quantitativa del dissesto, riservata al subprocedimento di verificazione" (Cass. SS.UU. n.16300 del 24/07/2007; Cass. n.16032 del 13/06/2008).

 

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