Svolgimento del processo

Con due distinti reclami del 24.02.2020, i ricorrenti - cointestatari del buono fruttifero n. ***050 serie Q/P di lire 1.000.000 emesso in data 10.08.1987 e del buono fruttifero n. ***014 serie Q di lire 1.000.000 emesso in data 04.01.1998 - rappresentavano di aver riscosso un importo inferiore a quello atteso, affermando il diritto alla liquidazione secondo le condizioni riportate sul titolo dal ventunesimo al trentesimo anno. A seguito del mancato accoglimento del reclamo, adivano questo Arbitro e chiedevano il rimborso dei maggiori importi dovuti in conformità delle condizioni stampate sui due titoli, oltre le spese di assistenza difensiva. L’intermediario depositava controdeduzioni e, contestando la fondatezza della domanda in ragione dell’appartenenza dei buoni alle serie Q, concludeva per il rigetto.

Motivazione

La questione all’esame del Collegio concerne l’accertamento degli importi dovuti in sede di riscossione di buoni fruttiferi emessi dopo l’entrata in vigore del d.m. 13 giugno 1986. Il buono n. ***050 - emesso su modulo della serie P, poi rettificata in Q/P - reca l’originaria tabella di rendimento della serie P e un timbro correttivo che riporta i rendimenti della serie Q/P, dal primo al ventesimo anno.

La domanda è fondata. Il contrasto delle condizioni economiche applicabili discende dalla previsione dell’art. 5 del D.M. 13 giugno 1986 e dalla conseguente legittimazione dell’intermediario all’utilizzo dei moduli cartacei recanti le condizioni della precedente serie “P” anche per l’emissione di nuovi buoni fruttiferi.
In virtù di tale disposizione «sono, a tutti gli effetti, titoli della nuova serie ordinaria, oltre ai buoni contraddistinti con la lettera “Q”, i cui moduli verranno forniti dal Poligrafico dello Stato, i buoni della precedente serie “P” emessi dal 1 luglio 1986. Per questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due timbri: uno sulla a parte anteriore, con la dicitura serie Q/P, l’altro sulla parte posteriore, recante la misura dei nuovi tassi». L’apposizione del timbro sul retro dei buoni e, specificamente, sulla parte recante l’indicazione degli importi dovuti in relazione ai primi venti anni, manifesta inequivocabilmente la sottoposizione del buono fruttifero alle condizioni economiche di cui al timbro apposto fino al ventesimo anno. Per il periodo successivo al ventesimo anno, in conformità degli orientamenti della Corte di Cassazione (Sez. Un. Civili, 15 giugno 2007, n. 13979) e del Collegio di Coordinamento (decisione n. 6142/2020) devono reputarsi prevalenti, a partire dal ventunesimo anno, le condizioni economiche riportate sul retro del buono rispetto a quelle indicate dal timbro apposto sul retro.

Contrariamente a quanto sostenuto dall’intermediario resistente, «la recente pronuncia delle SS. UU. n. 3963/2019, lungi dall’operare un revirement rispetto a Cass. SS.UU. n. 13979/2007, ne ha piuttosto fedelmente riproposto l’impostazione. Ed infatti, muovendosi nel solco argomentativo della decisione n. 13797/2007, le SS. UU., ribadita la qualificazione dei titoli in discorso quali documenti di legittimazione ex art. 2002 c.c., si sono limitate ad affermare, senza contraddire la precedente decisione, “la soggezione dei diritti spettanti ai sottoscrittori dei buoni postali alle variazioni derivanti dalla sopravvenienza dei decreti ministeriali volti a modificare il tasso di interessi originariamente previsto”, specificando che siffatta modificazione trova “ingresso all’interno del contratto, mediante una integrazione del suo contenuto ab externo secondo la previsione dell’art. 1339 c.c.”.

Nulla hanno viceversa ritenuto di aggiungere in ordine al principio enucleato dalla pronuncia del 2007- che resta pertanto impregiudicato - in relazione alla diversa fattispecie di BFP sottoscritti successivamente all’emanazione di un D.M. modificativo dei rendimenti dell’investimento, quando questi ultimi risultino difformi a quelli riportati sul titolo» (Collegio Coordinamento, decisione n. 6142/2020).

Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale e dell’Arbitro bancario finanziario, le condizioni apposte sul titolo prevalgono sulla disciplina legale soltanto con riguardo ai buoni sottoscritti dopo l’emanazione di un provvedimento modificativo delle condizioni riportate sul buono. In tale ipotesi, infatti, sussiste un legittimo affidamento del sottoscrittore nella volontà dell’emittente di assicurare un tasso di rendimento maggiore di quello previsto dai provvedimenti governativi. Pertanto, l’art. 5 del D.M. 13 giugno 1986 non reca una norma imperativa suscettibile di sostituire, per il periodo successivo al ventesimo anno, il regolamento riportato sul buono con la disciplina legale. Come è noto, la regolamentazione sopravvenuta di cui al d.m. 13 giugno 1986 nulla dispone per il periodo di tempo successivo alla scadenza ventennale sì che deve considerarsi applicabile la previsione relativa alla corresponsione di un determinato importo per ogni bimestre successivo al ventesimo anno e fino al 31 dicembre del trentesimo anno solare successivo a quello di emissione dicitura originariamente apposta sul retro del buono. Pertanto, in conformità delle decisioni dei Collegi, l’apposizione del timbro sostituisce soltanto la regolamentazione degli interessi fino al ventesimo anno sì che alle ricorrenti deve essere riconosciuto l’importo per ogni bimestre maturato successivamente al ventesimo anno e indicato nella nota riportata in calce alla tabella originariamente stampigliata sul retro del buono. Decisione N. 20716 del 19 novembre 2020 Pag. 4/5 Come rilevato dal Collegio di Coordinamento «assume un indubbio significato la circostanza che il richiamato art. 5 del D.M. 13 giugno 1986, con il quale era stata disposta l’ultima modifica dei tassi di interesse precedente all’emissione qui in rilievo secondo quanto previsto dall’art. 173 del D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (Codice Postale) - che prevede e regola (non è superfluo rilevarlo) le variazioni dei tassi -, si è fatto carico di imporre agli uffici emittenti l’obbligo, pur quando fossero stati utilizzati moduli preesistenti, di indicare sul documento il differente regime cui essi erano soggetti; il che nella vicenda qui in esame non è accaduto con riguardo al periodo tempo dal 21° al 30° anno. Tale circostanza dimostra, invero, come il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore, anche a mente delle previsioni normative richiamate, sia destinato a formarsi sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni, fatta salva, appunto, la possibilità di una successiva etero-integrazione per effetto di decreti ministeriali modificativi dei tassi di rendimento, ai sensi dell’art. 173 del Codice Postale. Disposizione, quest’ultima, che opera un ragionevole bilanciamento tra tutela del risparmio e un’esigenza di contenimento della spesa pubblica, nel pieno dei principi sanciti dagli artt. 3 e 47 Cost. (Corte Cost., n.26/2020)». L’intermediario resistente ha invocato una pluralità di decisioni di giudici di merito (Appello Milano, 7 febbraio 2020, n. 435; Appello Milano 16 dicembre 2019, n. 5025; Tribunale Milano, 7 novembre 2019, n. 10105; Tribunale Reggio Calabria, 18 giugno 2019; Tribunale Bergamo, 4 febbraio 2019, n. 335; Tribunale Bergamo, 9 aprile 2019, n.826; Tribunale Bergamo, 9 aprile 2019, n.827; Tribunale di Bergamo, 23 aprile 2019, n. 954; Tribunale Bergamo, 11 giugno 2019, n. 1393; Tribunale Bergamo, 12 giugno 2019, n. 1396; Tribunale Bologna, 29 maggio 2019; Tribunale Bologna, 12 aprile 2019; Tribunale Mantova, 29 maggio 2019; Tribunale Ancona 8 aprile 2019, n. 715) nonché di giudici di pace. Invero, le predette decisioni non soltanto non sono conformi all’orientamento del giudice di legittimità così come ricostruito dal Collegio di Coordinamento, ma sono inconferenti perché «non si tratta di stabilire se le disposizioni ministeriali di cui è fatta menzione nell’art. 173 del Codice Postale “siano idonee a incidere sull’oggetto di un contratto stipulato successivamente alla loro emanazione”, bensì di accertare la misura dei rendimenti da applicare ad un BFP della serie Q/P che, in virtù della patente inosservanza da parte dell’intermediario di quanto previsto dall’art. 5 del decreto ministeriale del 13 giugno 1986 (“Sono, a tutti gli effetti, titoli della nuova serie ordinaria, oltre ai buoni postali fruttiferi contraddistinti con la lettera "Q", i cui moduli verranno forniti dal Poligrafico dello Stato, i buoni della precedente serie "P" emessi dal 1° luglio 1986. Per questi ultimi verranno apposti, a cura degli uffici postali, due timbri: uno sulla parte anteriore, con la dicitura “Serie Q/P”, l’altro, sulla parte posteriore, recante la misura dei nuovi tassi”), continui a riportare sul retro, per il periodo dal 21° al 30° anno, i rendimenti previsti per la precedente serie P, giacché la tabella di rimborso riportante i tassi applicati alla serie Q, di cui al timbro che compare sul retro, si arresta al 20° anno». In questa direzione, nessun rilievo può essere ascritto alla decisione della Corte Costituzionale n. 26/2020 di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156. La domanda non è suscettibile di accoglimento con riguardo al buono n. ***014, emesso su modulo della serie Q e recante l’originaria tabella dei rendimenti relativa alla serie Q. La corresponsione di un importo inferiore a quello atteso è determinata dall’applicazione delle ritenute di legge. Né può essere accolta la domanda relativa alle spese di assistenza difensiva perché non formulata nel reclamo.

PQM

In parziale accoglimento del ricorso, limitatamente al buono della serie Q/P, il Collegio accerta il diritto del ricorrente alla rideterminazione degli interessi nei sensi di cui in motivazione.
Il Collegio dispone inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l’intermediario corrisponda alla Banca d’Italia la somma di € 200,00 quale contributo alle spese della procedura e al ricorrente la somma di € 20,00 quale rimborso della somma versata alla presentazione del ricorso.


 

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