Tributario

Avviso di accertamento standardizzato: illegittimo se non considera i rilievi mossi dal contribuente

E' illegittimo l'avviso di accertamento fondato su studi di settore se lo stesso non tiene conto dei rilievi e degli elementi addotti dal contribuente in sede di contraddittorio, omettendo di esternare le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente.

E' quanto ha affermato la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n.9712/14, depositata in data 6 maggio, che ha cassato la sentenza della CTR di Milano, sez. distaccata di Brescia che aveva rigettato il ricorso del contribuente.

La decisione è stata presa in applicazione del seguente principio fissato dalle Sezioni Unite con la sentenza n.26635/2009, sulla scia di precedenti pronunce (Cass. n. 23602/2008, n. 26459/2008, n. 27648/2008, n. 4148/2009):

"La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l'applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è "ex lege" determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli "standards" in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell'accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest'ultimo ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli "standards" o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello "standard" prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. L'esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l'applicabilità degli "standards" al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte. In tal caso, però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l'ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli "standards", dando conto dell'impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta all'invito."

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